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Camera bianca del Polifab del Politecnico di MilanoVenerdì 3 luglio è stata inaugurata Polifab, la nuova facility di micro e nano fabbricazione del Politecnico di Milano. Il cuore della struttura è costituito da una camera pulita di 370 m2 realizzata in un edificio a due passi dal nucleo storico dell'Università di Piazza Leonardo da Vinci, più conosciuto tra gli Alumni con il soprannome di "Cremlino".

Valorizzando una consistente donazione di macchinari dei dismessi Pirelli Labs, l’Ateneo ha investito 2 milioni di euro a fronte di un valore complessivo della strumentazione di circa 8 milioni.

Spesso definita come l’officina del XXI secolo, questa struttura offre ai ricercatori la strumentazione necessaria per microlavorazioni, in particolare di wafer da 6 pollici, come litografia ottica, litografia elettronica, deposizioni di metalli, dielettrici e materiali magnetici, attacchi e funzioni accessorie come quelle metrologiche o di back-end.

Oltre alle consolidate tecniche microelettroniche, la facility include laboratori per la soft lithography e la funzionalizzazione delle superfici a supporto della convergenza delle discipline ingegneristiche con quelle biomedicali.

Sebbene nato grazie all’impegno del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria e del Dipartimento di Fisica, Polifab è un laboratorio di ateneo, come ad esempio la galleria del vento nel campus Bovisa, ed è quindi aperto a tutte le componenti del mondo universitario (dai tesisti, ai dottorandi e ai professori) ed è a disposizione di tutti i dipartimenti e gruppi di ricerca.

Oltre alla significativa ricaduta scientifica e didattica che l’apertura di questa struttura prospetta, l’ambizione principale delle istituzioni fondatrici è quella di integrare Polifab con il tessuto industriale lombardo e, per certi versi, rivitalizzarlo.

In un momento estremamente difficile in cui, nonostante la tecnologia diventi sempre più pervasiva, lo scollamento tra hardware e software sembra crescere di pari passo con la rapidissima evoluzione tecnologica e l’innovazione in Italia (almeno guardando al panorama delle startup) sembra esclusivamente dominata dal software.

Microscopio a forza atomica all'interno di PolifabLa sfida di Polifab è di rimettere al centro l’hardware. L’auspicio è quello di dimostrare che la collaborazione tra università e accademia può funzionare efficacemente, soprattutto sul fronte dell’innovazione tecnologica basata oggi sulla capacità di scolpire la materia con risoluzione di pochi strati atomici.

Sono previste quindi varie forme di accesso da parte di istituti di ricerca esterni e di aziende. Oltre a poter fungere da laboratorio di libera sperimentazione per grandi aziende tecnologiche, ad esempio nel settore dei semiconduttori, Polifab punta a servire anche piccole e medie imprese, non solo strettamente legate al settore dell'elettronica, che vogliono affinare le loro capacità tecnologiche sviluppando in questo centro di prototipazione alla microscala tecnologie, materiali e processi innovativi.

Per rendere ancora più facile ed efficace l’interfacciamento di Polifab con altre realtà accademiche ed industriali, attorno ad esso si è fisicamente raggruppato un cluster di preesistenti laboratori ad alta tecnologia che svolgono sinergicamente ricerca negli ambiti di micro e nanomagnetismo e spintronica, fotonica integrata, sensoristica e strumentazione elettronica integrata per le nanoscienze.

Questi laboratori sono potenziati dalla vicinanza alla struttura, che a loro volta arricchiscono con le loro competenze che coprono tutta la filiera che va dall’ideazione di un nuovo dispositivo, alla sua fabbricazione, caratterizzazione ed impiego.

Dotarsi di questi strumenti, che sono chiave in molti ambiti convergenti dall’elettronica, la fotonica, la fisica dello stato solido, alla scienza dei materiali, la microfluidica e alla bio-chimica, è oggi un passo imprescindibile per un’università tecnica che si confronta con le migliori università politecniche del mondo e scala costantemente posizioni nelle classifiche internazionali di settore.

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