www.strumentazioneelettronica.it

resultsUrl="https://www.strumentazioneelettronica.it/risultati-ricerca/"

Oscilloscopio e rumoreL’oscilloscopio oggi non può più essere considerato un elemento neutro del sistema di misura. Il suo rumore di fondo è parte integrante della catena di acquisizione e può mascherare dettagli critici come jitter, ripple, crosstalk. Comprendere e gestire tale parametro è dunque essenziale.

Negli ultimi anni le specifiche di rumore degli oscilloscopi digitali (DSO) hanno assunto un ruolo sempre più centrale nella valutazione delle prestazioni di uno strumento. Questo interesse crescente non è casuale, ma è strettamente legato all’evoluzione dei sistemi elettronici moderni e dei contesti applicativi in cui essi operano.

In particolare è sempre più frequente dover effettuare misure in ambienti mixed-mode, nei quali sezioni analogiche e digitali convivono sullo stesso circuito stampato (PCB) e caratterizzate da segnali con ripide transizioni e contenuti spettrali estesi verso frequenze elevate.

In questi scenari, anche livelli di rumore apparentemente modesti a carico del DSO possono compromettere la leggibilità del segnale o indurre interpretazioni errate del comportamento reale del circuito sotto test. La riduzione delle tensioni di alimentazione, tipica delle tecnologie avanzate, comporta un abbassamento delle ampiezze dei segnali analogici e un conseguente peggioramento del rapporto segnale/rumore.

Allo stesso tempo, la presenza di logiche digitali ad alta velocità genera disturbi impulsivi e accoppiamenti indesiderati che devono essere valutati nel più fini dettagli dal strumento di misura. Comprendere le specifiche di rumore dichiarate dal costruttore e saperle interpretare correttamente diventa quindi essenziale per scegliere lo strumento più adatto all’applicazione e per impostare correttamente le misure.

L’importanza di queste specifiche emerge con particolare evidenza nelle fasi di debug, caratterizzazione e validazione di sistemi complessi, dove la distinzione tra rumore generato dal dispositivo sotto test e rumore introdotto dallo strumento può fare la differenza tra una diagnosi corretta e una conclusione fuorviante. Per questo motivo le specifiche di rumore non rappresentano un semplice dato di targa, ma un parametro chiave per valutare l’affidabilità e la qualità complessiva di una misura in ambito elettronico moderno.

Gradi di caratterizzazione

Una completa descrizione dei parametri che descrivono i diversi termini di rumore e distorsione dei DSO è fornita dal produttore attualmente solo per pochi modelli top-class indirizzati alle applicazioni di ricerca e sviluppo. Quindi noise-floor per diverse porzioni di banda, rumore di fase del sistema di campionamento (ADC), distorsione di 2° e 3° ordine, intercetta di terzo ordine (TOI), intermodulazione (IMD), dinamica (SFDR), risposte spurie.

Ne è un esempio il modello DPO77002 di Tektronix, strumento rivolto specificatamente allo sviluppo dei sistemi di telecomunicazione (TLC) con elevato bit-rate siano essi cablati o wireless.

Per tutti gli altri oscilloscopi general-purpose, e pertanto economicamente ben più accessibili, ci si limita tipicamente a fornire il valore della tensione di rumore RMS per una singola impedenza di carico in ingresso e per una singola impostazione di sensibilità verticale. Questo solo parametro risponde in ogni modo alle esigenze che si incontrano in gran parte delle piccole-medie imprese (PMI) coinvolte a vario titolo nelle fasi di produzione & verifica circuitale.

In tale contesto gli ambienti di lavoro, sovente multi-postazione, richiedono DSO adeguati nell’acquisire con fedeltà segnali di bassa ampiezza e contemporaneamente dotati di un rapporto prezzo/prestazioni confacente alle risorse disponibili da tali utenti. Esempio di strumento che risponde a questi criteri è la serie SDS800X-HD di Siglent, modelli entry-level con campionamento a 12-bit.

La figura 1 mostra in livello di rumore misurato sull’intera larghezza di banda (BW), 200 MHz per il modello considerato, e con ingresso terminato su 50 Ω. Il valore <70 μV estratto dall’analisi della deviazione standard, analoga alla misura RMS ma con reiezione di una eventuale componente continua, rende evidente il progresso compiuto dagli strumenti d’uso generale nell’integrare un front-end a basso rumore intrinseco.

Le specifiche di rumore negli oscilloscopi digitaliFig. 1 – Misura della tensione di rumore residua e sua rappresentazione su istogramma per il DSO Siglent preso a campione, impostazione a 500 µV/div

Ne deriva che vi è la possibilità di misurare forme d’onda con la dovuta nitidezza per definire correttamente fenomeni quali gli accoppiamenti tra linee diverse e l’andamento tempo/ampiezza delle transizioni che contraddistinguono le commutazioni tra segnali, esigenze nel concreto attuali in molti circuiti e sistemi.

Origine del rumore nei DSO

Per comprendere correttamente le specifiche di rumore di un oscilloscopio digitale è necessario analizzare l’origine del rumore di fondo lungo l’intera catena di acquisizione.

Dal punto di vista concettuale, il sistema di misura può essere modellato come la cascata di tre blocchi principali. Le sorgenti di rumore esterne, il frontend analogico del DSO e il convertitore analogico-digitale, come esemplificato nella figura 2. Il rumore osservato sullo schermo dello strumento è il risultato della combinazione di tutti questi contributi, opportunamente amplificati o attenuati lungo il percorso del segnale.

Collegamenti e blocchi funzionali di un DSOFig. 2 - Collegamenti e blocchi funzionali coinvolti nella determinazione del rumore residuo durante la misura su un dispositivo tramite DSO

Le sorgenti esterne includono il rumore termico dei componenti del dispositivo sotto test, le interferenze elettromagnetiche captate dai cavi di collegamento (RFI) e le imperfezioni nei collegamenti di massa e nella schermatura del setup di misura. Tuttavia, anche in condizioni ideali di ingresso l’oscilloscopio presenta un rumore residuo intrinseco che definisce il suo limite di sensibilità.

Questa componente è dominata dal comportamento del preamplificatore di ingresso che costituisce il cuore del front-end. In prima approssimazione il rumore totale di questo blocco funzionale può essere descritto come la somma di tre termini distinti.

Il primo è di tipo 1/f, associato ai fenomeni di flicker noise dei dispositivi attivi del preamplificatore che diventa rilevante alle frequenze più basse e nelle misure quasi continue. Il secondo contributo è il rumore di tensione equivalente, indicato come Vn, generalmente modellato come rumore bianco e dominante su gran parte della banda passante dello strumento. Il terzo termine è il rumore di corrente equivalente, indicato come In, anch’esso generato dal preamplificatore ma che risulta trascurabile quando l’impedenza della sorgente è bassa.

A valle del front-end analogico l’ADC introduce ulteriori limitazioni legate al processo di quantizzazione. Questi effetti vengono comunemente sintetizzati dal parametro che individua il numero effettivo di bit (ENOB) del convertitore analogico/digitale fornendo una dimensione immediata alla risoluzione reale del dispositivo tenendo conto di rumore e distorsione. Un ENOB ridotto implica un aumento del rumore riferito all’ingresso e contribuisce in modo significativo alle prestazioni complessive dell’oscilloscopio, soprattutto alle elevate velocità di campionamento. Il cambio generazionale che vede i DSO adottare convertitori ad alta risoluzione, 12-bit o superiori, mitiga queste problematiche.

Data-sheet ed oltre

Le specifiche di rumore riportate nella documentazione che accompagna gli oscilloscopi digitali rappresentano un punto di partenza indispensabile, ma spesso non sono esaustive per una valutazione completa delle prestazioni dello strumento.

Tipicamente il costruttore fornisce il rumore di ingresso misurato su una determinata impostazione di scala verticale e riferito all’intera banda passante dello strumento. Sebbene questo valore sia immediato da interpretare, esso dipende fortemente dalla larghezza di banda considerata e rende complesso il confronto diretto tra strumenti e tra impostazioni differenti.

Consideriamo il DSO di preso a campione, applicando la funzione Filtro per ridurre la sua larghezza di banda in segmenti otteniamo le cifre indicate nella figura 3, riferita alla massima frequenza di campionamento consentita dal strumento, e nella figura 4, per un campionamento ridotto e con il limite di 20 MHz impostato nel canale di ingresso.

Distribuzione del rumore Fig. 3 – Distribuzione del rumore in diverse bande per il DSO usato nei test, campionamento a 2Gs/s. Distribuzione del rumore Fig. 4 - Distribuzione del rumore in diverse bande per il DSO usato nei test, campionamento a 500Ms/s 

Mentre le specifiche indicano per il noise-floor ~70 μV nominali sull’intera BW di 200 MHz si osserva che tale valore viene a ridursi significativamente per ciascuno dei dieci segmenti presi in considerazione nel primo test. La riduzione si mostra ancora più pronunciata nel secondo test, dove l’intervallo di frequenze impostate tramite la funzione Filtro è di soli 5 MHz.

Da queste semplici prove si ricava un criterio di immediata utilità pratica, ovvero che qualora ci si trovi ad analizzare una forma d’onda anche elaborata ma localizzata in un distinto intervallo di frequenze – come il segnale di un canale wireless con modulazione pur complessa acquisito in uno stadio IF/RF – impostando adeguatamente la misura si potrà ottenere dal DSO una componente di rumore residua inferiore anche di un’ordine di grandezza rispetto al parametro formale che appare nel data-sheet. L’utente che effettua materialmente la misura deve essere consapevole di questo, allo stesso modo è tenuto a considerare che tipicamente il segmento iniziale evidenzierà performance minori in quanto deteriorato dal fattore di rumore 1/f presente sulle frequenze più basse.

Permane in ogni caso non immediato confrontare tra loro DSO diversi. Per superare questo limite risulta utile normalizzare la specifica di rumore di ciascun modello preso in esame su una banda standard di 1 Hz, introducendo il concetto di densità spettrale di rumore.

Tale grandezza espressa in Vn/Hz½ viene così a rappresentare in prima istanza la caratteristica intrinseca dell’insieme formato da front-end e ADC, indipendente perciò dalla BW effettivamente resa disponibile dal strumento.

La conversione da un valore di rumore integrato alla densità spettrale richiede di conoscere la larghezza di banda del sistema. Assumendo un comportamento approssimativamente di rumore bianco su gran parte della sua estensione la densità spettrale può essere stimata dividendo la tensione di rumore nominale per la radice quadrata della banda passante in hertz.

Questa operazione, pure a rigori non accurata – la porzione vicina alla DC come visto si distanzia dal rumore bianco, consente non solo un confronto più equo tra oscilloscopi diversi ma anche una migliore previsione dell’incertezza sulle misure quando si applicano filtri digitali, limitazioni di banda o tecniche di elaborazione quali le medie su N acquisizioni distinte.

L’adozione della densità spettrale come parametro di riferimento permette inoltre di mettere in relazione le prestazioni dell’oscilloscopio con quelle di altri strumenti e sistemi, come analizzatori di spettro e preamplificatori, che utilizzano abitualmente questa rappresentazione.

Andare oltre il data-sheet significa quindi interpretare le specifiche dichiarate alla luce del contesto applicativo e tradurle in parametri più universali, capaci di guidare scelte progettuali e metodologiche nelle misure più critiche.

Strategie operative

Nell’acquisizione di segnali di piccola ampiezza una parte significativa dell’incertezza complessiva non deriva dallo strumento in sé, ma dalle modalità con cui la misura viene eseguita.

Le fluttuazioni di tensione osservate sullo schermo dell’oscilloscopio possono infatti essere facilmente assimilate al rumore intrinseco del sistema, quando in realtà sono introdotte dal setup di prova e dalle condizioni operative. Per questo motivo l’adozione di strategie di test rigorose è essenziale per ottenere risultati significativi e sopratutto ripetibili.

Una prima sorgente di incertezza è legata alla configurazione fisica del banco di misura. La posizione del dispositivo sotto test (DUT), la lunghezza e il percorso dei cavi di collegamento e la disposizione delle masse influenzano direttamente il livello di interferenze elettromagnetiche captate.

Loop, accoppiamenti capacitivi o induttivi, cablaggi non schermati possono introdurre tensioni spurie che si possono manifestare sia come rumore a banda larga che in forma di componenti spettrali discrete. Uniformare il setup riducendo al minimo la lunghezza dei collegamenti e adottando percorsi coerenti contribuisce in modo sostanziale alla riduzione di queste incertezze.

Un ulteriore aspetto critico è il sistema di riferimento di massa. Collegamenti di massa multipli o mal posizionati possono generare differenze di potenziale che si sommano al segnale utile. L’utilizzo di connessioni di massa corte, piani di riferimento ben definiti e quando possibile configurazioni differenziali, permettono di limitare l’influenza del rumore di modo comune.

Anche la scelta della sonda e della sua modalità di utilizzo ha un impatto rilevante, sonde con banda e impedenza non adeguate possono degradare il rapporto segnale/rumore.

Infine le condizioni ambientali adiacenti, come la presenza di sorgenti di disturbo a radiofrequenza, alimentatori switching, apparecchiature digitali, rappresentano una causa di variabilità nelle misure. La ripetibilità si ottiene solo attraverso l’adozione di buone pratiche condivise, che includono la documentazione dettagliata del setup, l’uso di schermature appropriate e la verifica sistematica del rumore di fondo dello strumento prima di procedere con le misure sul DUT.

Osservazioni finali

Si conferma la qualità raggiunta dall’ultima generazione di DSO dove una risoluzione di 12 bit delinea oggi uno standard anche per gli strumenti entry-level oltre che di fascia media, l'oscilloscopio preso a campione convalida tale rilievo andando così incontro alle esigenze delle PMI, realtà che si trovano immancabilmente a bilanciare performance da una parte e costi dall’altra.

Le considerazioni sul rumore negli oscilloscopi digitali convergono tutte su un punto fondamentale, la qualità di una misura a basso livello non dipende esclusivamente dalle prestazioni dichiarate dello strumento ma in una certa parte dalla competenza di chi lo utilizza.

In un contesto tecnologico caratterizzato da segnali sempre più esigui, veloci e sensibili alle interferenze, la formazione dei tecnici che operano nel settore della misura e collaudo assume un valore strategico.

In ambito di pre-produzione una corretta interpretazione delle misure consente di individuare precocemente criticità progettuali, evitando iterazioni costose e ritardi nello sviluppo. Allo stesso modo nel service post-vendita la capacità di distinguere tra anomalie reali del prodotto e limiti imposti dal sistema di misura è fondamentale per fornire diagnosi affidabili e interventi mirati. La formazione continua del personale addetto al comparto misura e collaudo, unita alla diffusione di procedure di misura consapevoli e ripetibili, costituisce quindi un elemento chiave per garantire qualità, affidabilità e coerenza nelle attività di laboratorio.

Fiere e Seminari

Logo FocusonPCB

FocusonPCB - Vicenza, 13-14 maggio 2026

"Focus on PCB – From Design to Assembly” torna a Vicenza il 13 e 14 maggio 2026 confermandosi come l’evento di riferimento in Europa per l’industria dei circuiti stampati e per…

Unità di alimentazione e misura (SMU) Siglent SMM3000X

Focus on PCB - 13-14 maggio, Fiera di Vicenza

Nuovi Prodotti