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Il mercato degli oscilloscopi di fascia alta è sostanzialmente in mano a tre aziende: Agilent, LeCroy e Tektronix.

Tutte e tre sono impegnate nella continua sfida a migliorare la banda passante massima dei segnali misurabili con una singola acquisizione dell’oscilloscopio in quanto alcune applicazioni, come la fisica delle alte energie o i sistemi di comunicazione elettronica più avanzati, possono progredire solamente aumentando la frequenza operativa dei loro segnali.

Nel momento in cui scriviamo lo strumento con acquisizione dei segnali in tempo reale più veloce è l’oscilloscopio Agilent serie 90000 X, che può arrivare a 32 GHz, ma la storia dimostra che gli annunci si susseguono da parte delle aziende che periodicamente aggiornano i loro modelli di punta, attualmente i modelli della serie WaveMaster 8Zi di LeCroy e la serie DPO70000B di Tektronix.

Per fare un’ulteriore salto di qualità nella banda passante degli oscilloscopi utilizzabile siamo però di fronte a un momento di svolta tecnologico che non tutte le aziende hanno deciso di affrontare allo stesso modo.

La scelta ‘fuori dal coro’ è certamente quella di Agilent, che ha deciso di puntare sulla tecnologia del fosfuro di indio (InP) per realizzare la sezione di ingresso degli strumenti, che è la più determinante per le caratteristiche di banda, rumore e fedeltà del segnale.

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Di diverso avviso è LeCroy, che ha invece puntato sulle tecnologie al silicio (di produzione IBM) annunciando già per la fine di quest’anno la disponibilità di nuovi strumenti con banda passante di 45 GHz.

Sempre di IBM è la tecnologia produttiva scelta da Tektronix, nel caso specifico il processo 8HP in silicio-germanio (SiGe), con la quale ha annunciato di poter realizzare nuovi strumenti, previsti per il 2011, con prestazioni doppie rispetto ai suoi prodotti attualmente disponibili.

La sfida per aumentare la banda passante massima degli oscilloscopi digitali non comprende certamente solamente i circuiti di ingresso e trattamento del segnale, ma diventa sempre più impegnativa anche per affrontare gli altrettanti importanti ‘problemi collaterali’, come la capacità di trattare ed elaborare con velocità adeguata la sempre maggiore mole di dati costituita dai campioni del segnale digitalizzato e dalla difficoltà intrinseca di realizzare sonde capaci di captare segnale senza distorcerlo ancora prima che arrivi all’ingresso di misura dello strumento.

Come al solito, al di là della tecnologia sottostante, per gli utilizzatori dello strumento i parametri decisivi rimarranno la larghezza di banda, la fedeltà del segnale misurato rispetto a quello reale e la capacità di identificare velocemente i risultati utili al progettista o al ricercatore.

 

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