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La frequenza di aggiornamento, misurata in forme d'onda al secondo, indica quante volte al secondo l'oscilloscopio può acquisire, elaborare e visualizzare.

Gli oscilloscopi hanno degli intervalli di tempo regolari durante i quali sono ciechi e non possono vedere alcuna attività del segnale. La velocità di aggiornamento è la principale caratteristica che influenza quanto tempo l'oscilloscopio è cieco e non può vedere le variazioni del segnale.

Un oscilloscopio con un'elevata velocità di aggiornamento catturerà più eventi infrequenti, mostrerà meglio i dettagli più subdoli del segnale e risponderà più velocemente alle modifiche delle impostazioni di misura rispetto un oscilloscopio con una scarsa frequenza di aggiornamento.

I moduli LXI nascono per facilitarne il montaggio in un rack da 19 pollici oppure per essere sovrapposti semplicemente impilandoli uno sopra l’altro. Sono previsti moduli con un formato pari alla larghezza standard di un rack o pari alla larghezza dimezzata, con altezza pari a una (1U) o due (2U) unità rack.I moduli LXI possono essere completamente privi di display o manopole, poiché tutte le funzionalità di interfaccia utente possono essere demandate a un PC esterno collegato in rete.

I cavi di segnale sono attestati sul frontale del modulo, mentre sul retro si trovano i cavi di alimentazione e l’interfaccia Ethernet.

Con l’avvento delle trasmissioni televise a standard DVB-T, meglio noto come digitale terrestre, vengono completamente rivoluzionate le esigenze di misura a valle del trasmettitore, poiché il tipo di modulazione utilizzato nulla ha a che vedere con quelle utilizzate per la diffusione nei sistemi analogici tipo il PAL.

Anche rispetto alle trasmissioni satellitari, per le quali il segnale già da tempo era trasmesso in forma numerica, le differenze non sono di poco conto, in quanto sia la bande di frequenza e sia, soprattutto, la modulazione, sono molto diverse.

Per scegliere il modello più adatto al proprio lavoro occorre non solo fare riferimento alle specifiche di base, ma valutare le varie funzioni ed il valore complessivo dello strumento, compresi il design e la cura con cui è stato prodotto. Oggi più che mai l'affidabilità è di estrema importanza, specialmente in condizioni di lavoro difficili, per cui risparmiare pochi euro preferendo un modello poco affidabile non è certo un investimento redditizio.

Il boundary scan, noto anche come JTAG, fu proposto come soluzione innovativa per far fronte all’aumento vertiginoso delle densità dei componenti sulle schede elettroniche e al diffondersi di nuovi tipi di contenitore, come il BGA, che rendevano estremamente difficoltoso l’accesso ai punti di misura necessari per eseguire il collaudo.

Il grande vantaggio della tecnologia boundary scan è dato dal fatto che dedicando un numero molto limitato di piedini, tipicamente quattro, e una piccola area di silicio all’interno dei componenti digitali per inserire le logiche di controllo destinate alle funzionalità di collaudo, risulta possibile creare un sistema di verifica adatto a rilevare un gran numero di potenziali guasti sulla scheda, ottenendo un elevato grado di copertura anche quando la maggior parte dei componenti non è raggiungibile per contatto da parte di un tester.