L'avvento dei primi oscilloscopi digitali, all'inizio degli anni Ottanta, diede inizio a una rivoluzione tecnologica e a un cambio di paradigma nel modo di analizzare e visualizzare i dati.
Nonostante la tecnologia digitale offrisse numerosi vantaggi nella post-elaborazione della forma d'onda e nell'archiviazione permanente dei dati, il prezzo da pagare era la bassa velocità nell'aggiornamento della visualizzazione. Col tempo gli oscilloscopi digitali sono estremamente migliorati, arrivando quasi a soppiantare quelli analogici.
L'architettura di uno strumento digitale determina la sua velocità di misurazione. Scopriamo gli effetti di un parametro fondamentale di un oscilloscopio digitale: il "tempo morto" o "tempo cieco" (blind time), e del suo impatto sull'abilità di eseguire il debug dei difetti di un segnale i progetti complessi.
Leggi tutto: Effetti del tempo morto nell'oscilloscopio digitale
Che tutti desideriamo prodotti piccoli, leggeri, e con una durata infinita dalla batteria è un fatto noto.
Meno noto è come un progettista possa soddisfare queste esigenze contrastanti.
Ancora meno noto è riuscire a capire esattamente quanto e come consumerà il nostro dispositivo elettronico e, soprattutto, come ottimizzare il progetto affinché nelle condizioni reali di utilizzo la batteria possa veramente durare a lungo.
Leggi tutto: Misurare i consumi dei prodotti alimentati a batteria
Abbiamo visitato uno dei luoghi a maggiore densità di strumentazione elettronica presenti in Italia, i laboratori di ricerca e sviluppo di Alcatel-Lucent della sede di Vimercate.
Ecco cosa abbiamo trovato tra le eccellenze del "designed in Italy".
Il trigger digitale è una delle più importati innovazioni introdotte nella famiglia di oscilloscopi RTO recentemente presentata da Rohde & Schwarz.
La possibilità di realizzare reti di diffusione isofrequenziali, o SFN (Single Frequency Network) è uno dei principali vantaggi ottenuti con l’impiego della modulazione OFDM nei sistemi DVB-T e DVB-T2 utilizzati nella televisione digitale terrestre.
Nelle, reti isofrequenziali, però, cresce il rischio che i fenomeni di eco dovuti alla riflessioni ‘accechino’ gli strumenti di misura tradizionali, proprio quando servono per identificare l’origine di un degrado della qualità del segnale.
Vediamo perché e scopriamo come un’interessante soluzione proposta dell’azienda spagnola Gsertel, appartenente al gruppo Televes, si propone di risolvere il problema.